Ripartire dalla fonte della felicità: l’immaginazione

Elisa Spinelli

Il vetro che riempiva la porta della mia cucina si è rotto in mille pezzi durante un pomeriggio di aprile, in uno dei momenti di questa lunga quarantena. Ho impiegato moltissime ore a ripulire: i vetri si erano nascosti in tutti gli angoli e gli anfratti della mia casa. 

Avrei voluto dipingere dei fiori verdi e rossi su quel vetro, per ricordarmi – in futuro – di come impiegavo il mio tempo durante il lock-down. Non è stato possibile. Il vetro, che all’apparenza sembrava così massiccio, si è frantumato mostrandosi in tutta la sua fragilità. Tutti quei piccoli cristalli, che sentivo sotto le mie pantofole, li spostavo inevitabilmente da una stanza all’altra. 

Ho impiegato diversi minuti per ragionare su come liberarmi di tutto quel vetro frantumato: come staccare le stalattiti di vetro che erano rimaste fiaccamente – e quindi pericolosamente – attaccate al legno; come evitare di farmi male; come ripulire senza distruggere il mio aspirapolvere; dove riporre quel materiale. 

A un certo momento, ho iniziato a immaginare il “dopo”: il momento in cui mi sarei potuta rilassare, gli istanti in cui avevo trovato l’energia di rimediare a quel disastro. Quell’immaginazione mi ha dato lo stimolo per agire in sequenza, per evitare di diffondere ancora di più quei pezzetti di vetro in tutta la casa, e soprattutto di liberarmi del problema. 

In psicologia questo processo si chiama “coping”: una serie di comportamenti messi in atto dagli individui per cercare di tenere sotto controllo, affrontare, minimizzare conflitti ed eventi stressanti.

Per usare delle metafore, si potrebbe immaginare che la porta con il vetro – così massiccia e solida in apparenza – fosse la nostra quotidianità prima del Covid19, che poi – improvvisamente – è andata in frantumi, si è sparpagliata ed è, oggi, così solitaria. 

Mettere in atto delle strategie di coping durante il lock-down, significa porre delle modalità di sopravvivenza per resistere allo stress, al cambiamento repentino di abitudini semplici, allo stravolgimento delle relazioni con gli altri. 

E, così, c’è chi ha cucinato tanto, chi ha deciso di seguire corsi online, chi si è rifugiato nella fede, chi ha ormai guardato tutto il catalogo di film e serie su Netflix, chi ha deciso di dormire, di suonare per ore e ore, di scrivere – finalmente –  la tesi di laurea. Qualsiasi di queste o altre strategie si sia deciso di mettere in atto, non importa. Ognuno ha scelto secondo la propria natura, i propri desideri. 

Ciò che fa la differenza – realmente – è quanta immaginazione stiamo mettendo nei nostri pensieri per riorganizzare la nostra vita “dopo”, perché ce ne vorrà molta. E l’immaginazione non ha regole strategiche, si nutre con la curiosità verso il mondo e verso l’altro. Questa straordinaria capacità, se messa in atto, ci potrà rendere felici? Sicuramente. 

Immaginiamo di poter riabbracciare il nostro migliore amico o nostra figlia, stringere la mano di una persona, avvicinarci l’un l’altro nuovamente, dopo mesi di distanziamento sociale. Tutto questo non sarà immediato e nemmeno così naturale, come “prima”. Quanta strada ancora ci aspetta? Tante sono le domande, e ad oggi abbiamo pochissime risposte. L’immaginazione può salvarci. Perché statene certi – prima o poi – potremo. 

La mia porta ora è solo una struttura a cornice, che inquadra l’uscita dalla mia casa. Un annuncio verso una nuova libertà, che ho tutta l’intenzione di esplorare con una consapevolezza che sto costruendo in questi giorni così difficili. Immaginiamo la nostra vita fuori dalle nostre porte, chiudiamo gli occhi e diamo valore anche ai piccoli particolari di una quotidianità immaginata: lo stimolo di una nuova realtà, prenderà forma.

L’immaginazione, come ho detto, è il primo fonte della felicità umana. Quanto più questa regnerà nell’uomo, tanto più l’uomo sarà felice. 

G. Leopardi (Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura p.168)

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