Archetipi letterari e lockdown

L’uomocheparlavaauncomputer

Accidenti! Tanti sono gli impedimenti che li ostacolano che quasi me ne scordavo: è il lockdown, in ultima analisi, il responsabile della fine tragica dei due sfortunati innamorati di Verona! (E non faccio i nomi per rispetto alla giovane ragazza, che i nomi proprio non li sopporta: “Che c’è in un nome? Quella che chiamiamo rosa / anche con un altro nome avrebbe lo stesso dolce profumo”). 

Me lo ha ricordato Stephen Greenblatt sul “New Yorker”: se l’emissario di Frate Lorenzo non fosse stato confinato in quarantena causa peste avrebbe raggiunto Mantova in tempo per avvisare il giovane che l’amata non era morta sul serio, ma per finta; se il ragazzo lo avesse saputo non si sarebbe precipitato a Verona; se il piano fosse andato a buon fine forse le famiglie avrebbero compreso e approvato il loro amore… Se, se, se… Ha ragione Romana Rutelli: quando si pensa a questa storia non si può fare a meno di ricorrere ai controfattuali.

A ben guardare però (e continuo a far ricorso a ipotesi contrarie!), se non ci fosse stato il lockdown questa storia non ci avrebbe appassionato così tanto. Se i due giovani fossero vissuti “da lì in poi felici e contenti”, come avrebbero fatto a diventare così famosi? Archetipici oserei dire. Non è forse vero che il loro amore è diventato paradigma per spiegare simili esperienze non solo “da lì in poi” ma anche precedenti? Chiedetelo ai poveri Piramo e Tisbe.

Dunque, nonostante la nostra insofferenza, dal lockdown può venire anche qualcosa di buono! Ce lo ha dimostrato uno che, ahilui, ne ha dovuti sopportare tanti: 1582, 1592-93, 1603-04, 1606, 1608-09; uno a cui chiudevano pure il teatro per non creare assembramenti (Ah, la cultura, sempre la più bistrattata!).

E lui allora che faceva? Beh, con ogni probabilità leggeva e poi scriveva perché, per usare le parole di un collega un po’ invidioso, il suo dono era quello “di raccontare storie a patto che qualcuno gliele avesse raccontate prima”. Storie come quella dei due innamorati di Verona o di mariti gelosi o di principi che hanno dubbi atroci… che saranno pure riprese da altri, ma che lui ha saputo trasformare in modelli collettivamente reali, veri. Chi non è mai stato assillato da un dubbio amletico o assalito dalla gelosia di un Otello?

Come ci ricorda Umberto Eco, i più fortunati quanto a fama fra i personaggi letterari  ̶  e i due innamorati di Verona in questo senso fortunati lo sono  ̶  rappresentano esempi reali immutabili  perché la comunità li elegge a modello di vita, tanto che ci comprendiamo benissimo quando per esempio diciamo che qualcuno ha un approccio donchisciottesco alla realtà, che è un dongiovanni inguaribile, che ha il complesso di Edipo o, appunto, un dubbio amletico. Essi cosìsopravvivono al tempo e alla storia… e alla peste o ai virus.

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