Bibliotecari al tempo del Covid

Maria Giovanna Pontesilli 

Il 2020 è terminato. Guardo indietro e ripercorro i giorni e i momenti di un anno così diverso, inaspettato, che ha rivoluzionato l’ordine delle cose e l’essenza delle nostre vite. Ritorno con la mente a quei momenti di marzo, quando, all’improvviso, il virus ci ha costretti alla chiusura delle biblioteche. E pensare che avevamo da poco avviato il progetto “Biblioteca di notte” che prevedeva l’apertura continuata delle sale di lettura, tutti i giorni feriali fino alla mezzanotte, con prolungamento del servizio anche il sabato e la domenica!

All’improvviso, senza alcun preavviso che potesse trovarci pronti ad affrontare la nuova realtà, tutti i nostri libri erano diventati inutilizzabili; il ricco patrimonio librario, di oltre 250000 volumi, tra periodici e monografie, non era più accessibile né a noi bibliotecari, né agli utenti; ma la biblioteca universitaria non è una biblioteca di conservazione, essa si definisce invece essenzialmente come un centro di servizi alla didattica ed alla ricerca e le sue porte chiuse rappresentavano il punto di rottura tra le attività quotidiane di ieri e la realtà di oggi. Con la paura del virus che si insinuava nelle nostre vite, cresceva prepotente l’ansia di non poter più rispondere alle esigenze degli studenti; eppure la didattica, gli esami, le discussioni di laurea, dopo una prima riorganizzazione, proseguivano regolarmente a distanza; le nostre risorse bibliografiche rappresentavano uno strumento indispensabile per la formazione degli studenti e per le ricerche dei docenti, così, da un momento all’altro, ci siamo ritrovati a dover sperimentare un nuovo modo di essere bibliotecari,  pur di non interrompere, per quanto possibile,  l’offerta dei servizi; ognuno di noi, all’interno della propria casa, ha organizzato una postazione di lavoro e, in quell’isolamento forzato, ha cercato di dare il proprio contributo. In quel momento è nato un bibliotecario nuovo anche a noi stessi, all’inizio confusi, spaventati, disorientati, ansiosi, ma al tempo stesso pieni di fiducia nella possibilità di individuare nuovi strumenti per affrontare le novità poste dal Covid. Abbiamo pensato di valorizzare le tante risorse elettroniche, disponibili nelle pagine del Sistema Bibliotecario di Ateneo, precedentemente consultate quasi esclusivamente dai docenti, dai dottorandi e dai laureandi. E’ stato deviato il telefono dell’ufficio sul cellulare del direttore e messo a disposizione un indirizzo di posta elettronica affinché  gli utenti potessero sentire la voce del bibliotecario, in un modo o nell’altro, in qualsiasi giorno e in qualsiasi orario; è nato così, un nuovo modo di essere “bibliotecari”: bibliotecari al tempo del Covid.

I ragazzi ci contattavano disperati, passavamo anche ore al telefono con loro, in una sorta di formazione a distanza in cui insegnavamo loro ad accedere da remoto alle risorse disponibili e a consultarle per trovare in esse contenuti alternativi ai libri di testo consigliati per la preparazione agli esami o per creare bibliografie indispensabili all’avvio della stesura delle tesi di laurea. Al termine della conversazione, i ragazzi, rassicurati, ci salutavano con un grazie così caloroso e pieno di soddisfazione da riempirci il cuore di gioia! Capivamo di aver svolto comunque il nostro ruolo che, per dirlo con le parole di un maestro universale di biblioteconomia come l’indiano Shiyali Ramamrita Ranganathan (1892-1972), è offrire “ad ogni lettore il suo libro”, inteso come la capacità di fornire ad ogni utente la risposta a ciò che sta cercando, permettendo la fruizione dell’informazione e guidarlo così alla conoscenza.

Nelle lunghe conversazioni, navigando nelle pagine del Sistema bibliotecario, molti dei nostri ragazzi hanno esplorato per la prima volta le tante risorse in abbonamento, che prima del Covid, non avevano mai consultato, limitando l’uso dei servizi della biblioteca al tradizionale prestito del materiale cartaceo.Tra le risorse online, MediaLibraryOnLine, ha avuto un aumento vertiginoso degli accessi, sia per quanto riguarda la lettura dei quotidiani,  sia per il prestito digitale. La piattaforma MLOL si è rivelata una valida alternativa soprattutto per gli studenti dell’area umanistica; per rispondere ai loro nuovi bisogni, ove consentito dagli editori, è stata attivata la formula “pay per view” che prevede l’uso contemporaneo di un e-book ad un numero illimitato di utenti, al contrario della maggior parte dei quasi  44000 ebookdisponibili su MLOL, invece fruibili nella formula “1 book 1 user”, quindi con lettura limitata ad un solo utente contemporaneo.

Dalla metà di maggio, è stato possibile riattivare, seppure su prenotazione, il servizio di prestito e restituzione: i ragazzi, con entusiasmo, sono tornati in biblioteca, felici di poter ritirare i materiali precedentemente prenotati; anche per noi bibliotecari, abituati alla presenza dei nostri studenti, è stato un segnale di ripresa e un’iniezione di speranza. Certo, per l’intero 2020, la biblioteca non ha potuto aprire al pubblico le proprie sale di lettura e la vista di quegli ambienti vuoti della vita che era solita animarli, è stato un triste spettacolo, mai vissuto prima; questa esperienza,  apparentemente così negativa, ci ha però insegnato che la biblioteca non è semplicemente uno spazio in cui conservare una raccolta libraria, ma essa si identifica piuttosto attraverso i servizi che offre, gli utenti che fruiscono di quei servizi e i bibliotecari che lavorano per organizzarli; quindi, pur nella desolazione delle postazioni vuote, ci siamo sentiti “biblioteca”.

In questo nuovo assetto, è stata evidente la consapevolezza che il valore di una biblioteca non può essere basato sul patrimonio posseduto ma sull’accesso all’informazione. La nostra esperienza professionale, in questo anno così complicato, ci ha portato a guardare a ritroso nella nostra carriera, ritornando a quando, giovani bibliotecari, catalogavamo, riportando i dati bibliografici su una scheda di cartoncino, dalle dimensioni standard (7,5 X 12,5 cm). Quanta strada è stata percorsa da quei primi passi nel mondo della biblioteconomia, quanti cambiamenti nella nostra professione, in una costante condizione di “life long learning”  che ci ha continuamente richiesto di metterci in gioco e di sperimentare nuovi mezzi e di apprendere nuove competenze; però, in questo lungo viaggio di formazione, mai è mutata in noi la volontà di servire l’utente e di condurlo in quel magico strumento di sapere che è la biblioteca universitaria.

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