pande-mia: come verrà raccontata la pandemia di Covid-19

Bianca Terracciano

Come verrà raccontata la pandemia di Covid-19 tra diecimila anni?

Non possiamo preconizzare alcunché, ma limitarci a tratteggiare un possibile quadro narrativo a partire dalle cose che sappiamo di altrettanti anni fa. Anzi, da ciò che non sappiamo. A parte le opere letterarie tramandateci, non conosciamo il sentire delle persone comuni durante le tragedie che hanno vessato la storia dell’umanità, non abbiamo contezza delle loro difficoltà nel quotidiano. Sappiamo molto più dello straordinario che dell’ordinario, che, in buona sostanza, costituisce il 90% delle nostre esistenze e influenza, in una percentuale simile, le nostre azioni. La vita va avanti e degli eventi eccezionali cancella le informazioni considerate “inutili” o poco rilevanti, anche se, mai come in occasione del Coronavirus ci siamo resi conti che il futuro del mondo dipende dalle azioni più semplici del singolo individuo, come l’indossare o meno una mascherina. Il contagio è direttamente proporzionale al senso civico, è qualcosa di cui ognuno è responsabile.

Ciò che dovrà rimanere della pandemia di Covid-19 è la presa di coscienza dell’influenza di ogni nostra azione, proprio come quel battito d’ali di farfalla che scatena un uragano dalla parte opposta del mondo. 

Raccontare delle storie per contribuire alla storia, ecco il nostro intento.

La nostra principale fonte di ispirazione è il gatto radioattivo ideato da François Bastide e Paolo Fabbri nel 1984, scelto accuratamente come segno che potrebbe parlare ancora ‒ per essere ascoltato e compreso ‒ dopo diecimila anni. Il gatto radioattivo di Bastide e Fabbri ha come fine ultimo l’individuazione di scorie nucleari, mentre nel nostro caso si tratta di tramandare uno stato mentale, pertanto abbiamo deciso di puntare sull’ascolto per operare un peculiare tipo di contagio, quello emotivo, affinché anche nel futuro più remoto i nostri discendenti abbiano la possibilità di mettersi nei nostri panni e provare empatia. 

Da qui nasce la serie Pande-mia, un audio-diario che rappresenta e racconta tutti i complessi stati d’animo innescati dal Coronavirus. 6 fasi, 6 voci per un’unica anima poliedrica che scopre il potere trasformativo delle proprie azioni. 

Questo progetto è frutto del lavoro degli studenti del secondo anno del corso di laurea magistrale di Informazione digitale del dipartimento Disucom dell’Università della Tuscia, frequentanti l’insegnamento di Social Journalism e Digital Media Management, coordinati dalla Prof.ssa Bianca Terracciano e supportati dal Prof. Giovanni Fiorentino, dalla Prof.ssa Chiara Moroni e dalla Dott.ssa Elisa Spinelli. Gli studenti coinvolti nel progetto sono: Stefano Cardoni, Ilaria Di Sciorio, Matteo Pasquinelli, Federico Romagnoli, Simone Romani, Laura Sorgato.

Il podcast è una delle forme di espressione digitale che più si è affermata negli ultimi anni, per informazione e per diletto, ma anche un mezzo che sussume le 3 C del Social Journalism, cioè coinvolgimento, comunità e condivisione.

A questo link sarà possibile ascoltare i podcast a partire dal 1 febbraio 2021

https://www.spreaker.com/show/pande-mia

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