Dostoevskij 21: l’altro anniversario

Raffaele Caldarelli

Abbiamo ricordato Dante il 6 e 7 maggio con una bella iniziativa che ha impegnato il nostro Dipartimento e ha visto la partecipazione di ospiti prestigiosi. Dante è così grande che basta e avanza per riempire la nostra mente e la nostra sensibilità in questo travagliato 2021. Quando però, in una chiacchierata col collega e amico Filippo Grazzini, è venuta fuori la menzione di un secondo anniversario con annesso invito a chi scrive a ricordarlo nel blog, la cosa mi ha fatto enormemente piacere e ho accettato con gioia. E sia quindi ricordato qui il bicentenario della nascita di Fëdor Michàjlovič Dostoevskij (1821-1881); giusto farlo, ma ci vuole anche poco, e forse nemmeno varrebbe la pena di farlo, se non ci ponessimo alcune domande. Domande che provo a riassumere così: ci serve uno scrittore nato lontano da noi, in un contesto così diverso dal nostro? Ci pone ancora degli interrogativi? Ci può magari avviare alla ricerca di risposte? Il fatto che sulle pagine di Dostoevskij abbiano riflettuto giganti del pensiero come Nietzsche e Freud, in apparenza lontanissimi da lui, ci mette in guardia; e ancora, ha intrattenuto con lui un dialogo costante l’esistenzialismo francese; significativa è pure la lunga lista di registi che ne hanno tratto ispirazione (qui basti citare un autentico fan come Woody Allen, vedi almeno Match Point e Irrational Man).
Un uomo così evidentemente ha qualcosa di importante da dirci. Viene da lontano, è all’incrocio tra più dimensioni storiche, ma quello che scrive ci riguarda. Quando nasce, la Russia, che ha compiuto già nel Settecento uno sforzo titanico per entrare nella modernità, con due sovrani eccezionali, Pietro I e Caterina II, è più che mai alle prese con due problemi che sono in un certo senso due facce della stessa medaglia: l’apertura alla modernità, che vuol dire anzitutto confronto con la strapotenza tecno-scientifica dell’Occidente, e la difficile conciliazione tra un’adesione entusiastica all’Illuminismo (spesso visto nella sua edizione più estrema, in un radicale riduzionismo del reale a basi fisico-chimiche) e una cultura antica, quella del mondo slavo-ortodosso, intrisa di una spiritualità profonda e senza compromessi. Dostoevskij, per quel che lo riguarda, inizialmente non ha dubbi: legge i classici del socialismo utopistico, divora le letterature occidentali, acquisisce anche una formazione tecno-scientifica frequentando la scuola d’ingegneria dell’esercito, da cui esce sottotenente del genio. Nel 1849, mentre l’Europa è appena uscita dagli sconvolgimenti rivoluzionari dell’anno precedente, il sospettoso zar Nicola I dà la caccia a liberali e socialisti di ogni tipo: a Fëdor questo costerà una condanna a morte, revocata in extremis e convertita in quattro anni di lavori forzati. Uscirà da questo periodo terribile profondamente cambiato. Si riavvicinerà alla tradizione russa e al potere dello zar, ma rimarrà sempre un uomo intellettualmente onesto e indipendente, e la sua vera, cruciale riflessione in realtà partirà proprio ora.
Nel 1866 Dostoevskij pubblica uno dei libri più straordinari della storia dell’umanità: Delitto e castigo. Quest’uomo che ha assimilato la cultura moderna e non ne ignora il versante tecnico inventa un altrettanto straordinario personaggio, Rodiòn (Rodja) Raskòl’nikov. Studente di diritto, brillante ma di fatto impossibilitato a proseguire gli studi per mancanza di mezzi, è pieno di rabbia e nella sua esasperata razionalità non è disposto ad arretrare davanti a nessuna conclusione, per quanto estrema. La società è ingiusta con lui, e lui lo sa. Conosce una ricca e abietta usuraia, Alëna, che ha vessato tanti intorno a lei. Eccoci di fronte a questo giovane russo occidentalizzato, anzi all’essenza dell’uomo occidentale, libero da strutture di pensiero che non siano di pura razionalità. Settecentotrenta passi (l’autore ci tiene a sottolineare il maniacale conteggio di Rodja) separano la stanzetta in affitto dove vive dalla casa di Alëna. Scoppia un pensiero atroce in Rodja: non ha forse il diritto di uccidere? Con quei soldi potrà fare molto, chissà dove potrà arrivare. In fondo a questi settecentotrenta passi ci sono in potenza tutti i drammi del Novecento (che Dostoevskij non vedrà): le ideologie impazzite, la disumanizzazione, la morte e la nostalgia del divino. Rodja ucciderà e uscirà dal suo inferno autocostruito con un lungo percorso di espiazione, che qui non seguiremo.
Solo un uomo proveniente da un’altra cultura poteva vedere con tanta sofferta chiarezza il dramma dell’uomo occidentale, beninteso occidentalizzandosi a sua volta. Questa riflessione profonda su temi eterni calati però nella modernità percorrerà tutta la sua opera (Delitto e castigo è fondamentale ma è ben lontano dall’esaurirla). La Russia vivrà l’Ottocento in un disorientamento crescente. Conoscerà la violenza politica (cui Dostoevskij dedicherà un libro incredibilmente profetico, I demoni, del 1873) e la repressione zarista, fino alla prima guerra mondiale e alla rivoluzione del 1917, inizio di un’altra, lunga serie di eventi drammatici. Ma questo straordinario gioco di specchi tra due mondi che si guardano, messo in piedi da Dostoevskij e in fondo da tutta la letteratura russa, conserva ancora tutto il suo interesse; e ci riguarda direttamente: secondo me, sbaglieremmo a pensare il contrario.
Cosa cercare in rete
Certo non vi sorprenderà sapere che c’è tantissimo in rete in questo anno (anche) dostoevskiano. Il consiglio è di cercare a ruota libera ma poi di fare parlare anzitutto LUI, cioè di affrontare direttamente qualche sua opera, tanto se aprite il capitolo Dostoevskij non lo chiuderete più (e ci avrete guadagnato, qualunque cosa possano dirvi in giro). Magari confrontatevi col Giocatore se volete un Dostoevskij un po’ più “leggero” (sempre denso di contenuti, però; vedrete, vedrete). Qui riporto link: a) al conto aperto di Paolo Nori con Delitto e castigo; b) a un sito russo in italiano al quale una guardata la darei senz’altro; c) alla voce sull’autore nella Treccani online; d) alla pur sempre benemerita Wikipedia.
https://www.linkiesta.it/2021/04/paolo-nori-dostoevskij/
https://it.rbth.com/search?q=Dostoevskij&period=pastYear
https://www.treccani.it/enciclopedia/fedor-michajlovic-dostoevskij_%28Enciclopedia-Italiana%29/
https://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij

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